Varese è sotto il nubifragio. Vi riporto l'articolo di Varesenews sui danni di stanotte... sembra un bollettino di guerra:
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=98960
Piove incessantemente da diversi giorni, e se continua così si rischiano allagamenti seri.
Oggi pomeriggio ho mandato mio marito al supermercato vicino casa per comperare due cose ed è arrivato inzuppato fradicio.
La nuova amministrazione provinciale ha dichiarato che si stanno mettendo a punto degli studi sulle falde acquifere perché non succeda anche quest’anno come quello passato, e cioè che si debba ricorrere al razionamento estivo dell’acqua; certo che, vista la media di precipitazioni di questa primavera, direi che se questi studi vanno in porto seriamente, non c’è da preoccuparsi, oppure…
Ad ogni modo, oggi era giornata da starsene davanti ad un bel piatto caldo e possibilmente invernale. Il camino del mio vicino di casa fumava allegramente, e già lo vedevo rimestare la polenta nel paiolo. Io non ero stata così previdente, non avevo la farina fresca in casa, così ho tirato fuori dalla dispensa una bella confezione di riso Roma, quello che uso sempre per i timballi e i riso al forno se non ho in casa il mio amato Maratelli, e ne ho lessato mezzo pacco buono buono, lasciandolo bello al dente. Un po’ di avanzi di formaggi, un po’ di burro sfrigolante nel pentolino con qualche fogliolina di salvia già lavata dall’acquazzone e oplà, il ris in cagnun era pronto.
Avrei voluto servirlo così com’era, condito nella biella (leggere zuppiera), ma visto che ai bambini il riso piace in forma e possibilmente compatto (che filistei… ), ho tirato fuori dalla credenza uno stampo da plum cake un po’ vecchiotto e gli ho dato del lavoro da sbrigare. Giudicate voi se si ha fatto il suo dovere! Non mi restava poi che servirlo sopra il tagliere della polenta con un bell’arrosto misto. Inutile dire che hanno fatto una degna fine (e soprattutto rapida!). Per accompagnarli, per noi naturalmente, niente di meglio che una birretta doppio malto chiara, anzi per la verità ben più d’una, nostrana pure lei, perché arrivava dritta dritta dalla Poretti di Induno. Tanto per ricordarci che la giornata pareva invernale, ma in realtà siamo alle porte dell’estate!
Ris in cagnun in forma
Ingredienti per 6 persone (d’appetito)
500 g di riso Roma o Maratelli
60 g di burro
4 foglie di salvia
Uno spicchietto d’aglio
500 g di formaggi misti nostrani (io ho usato taleggio, gorgonzola, toma del biellese e naturalmente grana)
Una volta lessato al dente, il riso va condito con i formaggi a pezzetti, il grana grattugiato e con il burro fuso al nocciola con la salvia e lo spicchietto d’aglio. Alcuni vorrebbero far derivare la denominazione di ris in cagnun proprio da questo, e cioè dal fatto che, condito con il burro fuso colato sopra, i grani di riso parrebbero tanti cagnottini… Un’altra etimologia non più esaltante della prima sostiene invece che il “cagnun” sarebbe il cane di casa al quale si rifilerebbero gli avanzi di questo piatto popolare. Quale che sia la derivazione, sicuramente il ris in cagnun è migliore del suo ironico nome. E’ buonissimo, attraversa in largo la Lombardia occidentale e oltrepassa il Ticino di un bel po’ nelle sue varianti. C’è chi lo serve senza condirlo con i formaggi, semplicemente spolverandolo di grana e velandolo di burro fuso, abbondantemente. Comunque lo facciate, sarà delizioso. C’è persino qualche estroso che lo condisce con del sugo di pomodoro, e se devo essere sincera questa versione non è niente male. E’ un modo tutto lombardo per riciclare dei formaggi avanzati e per fare un piatto di riso in maniera un po’ diversa. Inutile dire che è un piatto della mia infanzia, anche se adesso lo faccio più pasticciato, proprio come piace a me e a mio marito.
Dimenticavo di dire che per far contenti i bambini ho foderato lo stampo da plum cake (capacità un litro e mezzo) con carta forno, ho versato e schisciato il riso condito, ho comperto un poco con la carta che debordava e ho infornato per venti minuti a 200 °C, con funzione ventilata.
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sabato 17 maggio 2008
Ris in cagnun
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Bosina
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mercoledì 7 maggio 2008
Il Parco Molina, una vergogna cittadina
Stamattina sono scesa al parco Molina con la mia bambina più piccola, Carolina, per giocare un po', prima che arrivasse l'ora di pranzo. Era dall'anno scorso che non ci mettevo più piede, in questo posto che si fregia di essere un'area attrezzata, a giudicare dai cartelli d'ingresso. Sono arrivata con tanto di macchina fotografica decisa a riprendere qualche posa lieta della mia piccolina ma ben presto ho cambiato obiettivo: quello che vi sto per mostrare è davvero scandaloso, considerando che ormai sono mesi che ci lamentiamo per la scarsa considerazione che le autorità cittadine hanno di questo polmone verde del nostro quartiere, unico angolo di gioco in giardino che molti bambini del posto potrebbbero avere, i miei compresi.
Da notare che Varese è stranota come la città-giardino, ossia dove gli spazi verdi dovrebbero coesistere con il cemento, anzi lo dovrebbero persino sovrastare. Il Parco Molina è un fulgido esempio di come la città dei mondiali del ciclismo attui una salvaguardia dell'ambiente: il varesino, ovviamente, dovrebbe essere assolutamente motivato a vivere la sua città...
Vi chiedo solamente una cortesia: nel corso della lettura, per focalizzare bene i dettagli delle foto, che sono più importanti delle foto stesse, cliccate sulle immagini per ingfrandirle, e per tornare al blog non chiudete la foto ma tornate indietro col tasto "back" o con la freccia in alto sul vostro browser.
Partiamo dalle panchine. Vecchie, di legno, rovinate, tutte scritte e incise: questo è il meno. Tutt'intorno è disseminato di cicche di sigarette.
In più, la mia bambina corre attirata da un oggetto luccicante proprio accanto alla panchina, me ne accorgo immediatamente e la blocco in tempo. E' il coperchio ben affilato di una scatola di latta un po' grossa.
La porto via di corsa e cerco l'altalena per i più piccini: con stupore mi accorgo che è sparita: è rimasta solo l'impalcatura!
Anche le altre altalene, però, quelle per i bambini grandi, non sono ridotte molto meglio. Una è stata portata via, mentre un'altra rimane saldamente legata alla struttura da un lucchetto che, mi spiega una nonna, è stato messo da un nonno per fare in modo che nessuno si appropri anche di quest'altra.
Pare che alcune mamme arrivino da casa, al pomeriggio, con tanto di seggiola e catene e ricostruiscano un'altalena fai-da-te che alla fine della giornata si portano via... Insomma, per fare divertire i nostri bambini dobbiamo ricorrere davvero a questi espedienti da terzo mondo?
Sconsolata mi riavvio verso una panchina in fondo al parco, seguendo la mia Carolina che corre attraverso il prato, cercando di schivare il più possibile cartacce e sporcizia. L'erba è stata tagliata recentemente, ed è forse l'unico lavoro di manutenzione che viene fatto regolarmente in questo parco. Arrivo alla panchina, le apro un succo di frutta, lei lo beve avidamente e alla fine mi pongo giustamente il problema di smaltire il rifiuto: ma per trovare un cestino dovrei ritornare all'inizio del parco. Ne vedo tra l'altro solo due a breve distanza l'uno dall'altro, sulla stradina dell'ingresso. Al ritorno, mi dico rassegnata a tenere in mano ancora per un po' il succo vuoto, getterò il cartone. Da notare che avrei trovato uno dei due cestini colmo sino all'orlo e l'altro, quello immediatamente vicino all'entrata del parco, stranamente vuoto. Semplice dimenticanza o pulizia sommaria?
Ad ogni modo, si fa fatica a smaltire i rifiuti: è un argomento scottante, certo, e visto che Varese da questo punto di vista è una città esemplare, guardate un po' che bella sopresa ci riserva la scarpata, sì, avete letto giusto, la scarpata a ridosso del parco, quella che guarda sulla via Dalmazia e che ha anche una salita di scalini malmessi per tagliare direttamente al di sotto:
Preferite un'altra angolazione? Ecco a voi questo capolavoro di nettezza urbana.
Come se non bastasse, c'è sempre il vecchio, spinoso problema delle protezioni contro la scarpata, che appunto non sono state mai messe. Ci manca sempre un soffio che i bambini volino giù, se le mamme non hanno lo scatto pronto. Tutt'attorno al parco è stata fatta una colata di cemento lungo una stradina dove i bambini possono giocare con le biciclettine, ma questo certo non basta. Tempo fa erano state piazzate a mo' di contentino delle strutture ridicole che ancora fanno bella mostra di sé dagli altri lati, pali molto alti fissati a due a due da un palo trasversale disposto come una U capovolta: sono state divelte in poco tempo. Ditemi voi se possono davvero servire da protezione: un bambino ci passa sotto come fosse un ponticello e precipita di sotto.
Insomma, una meraviglia dove far giocare i nostri bambini! Già che stanno venendo le prime giornate calde, magari vi chiederete se c'è almeno una fontanella dove sciacquarsi le mani, bagnarsi la fronte, non dico bere per carità... C'era, la fontana, ma è stata divelta. La nonna di prima mi racconta che erano arrivati dei messi comunali e avevano fatto finta di rimetterla in piedi, ma il giorno dopo tornava a terra come prima. Non l'avevano saldata a terra né tantomeno rimessa in funzione, ma semplicemente rialzata. Ma tanto a noi mamme cosa può interessare una fontana in un parco giochi quando abbiamo persino un sindaco che porta cotanto nome? Giusto o sbagliato? Qualcuno sostiene che all'indomani della sua elezione, un paio di anni fa, si fosse catapultato nel parco a verificare di persona lo stato delle cose. Vera o falsa che sia la notizia, mi chiedo, possibile che questo posto oggi sia assolutamente dimenticato dalle autorità cittadine?
Nei pressi della povera fontanella divelta, una lapide ci ricorda con ironia i diritti dei bambini.
Incontro nel frattempo il mio vicino di casa. Mi racconta che il parco è stato ricavato dagli immensi giardini della adiacente Villa Molina, negli anni Novanta. Sono state compiute battaglie su battaglie, chiamato in causa il consiglio comunale e diverse autorità ma non c'è mai stato niente da fare. Un tempo un viale dei tigli percorreva tutto il prato; oggi rimangono due o tre alberi sparuti e qualche betulla ai margini: due di queste sono completamente secche e rischiano di cadere, ma gli addetti al parco hanno sempre minimizzato e le hanno lasciate lì pericolanti.

Si è fatto tardi, dobbiamo tornare a casa a fare la pappa. Uscendo dal parco noto alcuni escrementi che per ovvie ragioni non sono stata ad immortalare. Questo nonostante ci sia tanto di distributore di sacchettini per la raccolta dei rifiuti dei propri cani. Pare anzi che la mattina ultimamente il parco sia praticamente deserto per un motivo in più oltre alla sporcizia e alla desolazione (sono rimasti giusto due scivoli a far compagnia ai bambini): la presenza di alcuni cani di grossa taglia e di razza aggressiva lasciati sciolti dal guinzaglio dai loro padroni.
Al pomeriggio, invece, il parco si popola. Chissà come reagiranno mamme, bambini, ragazzi, nonni, avventori di ogni ordine e grado quando troveranno ad esempio i tavoli già sudici, oppure i cestini stracolmi...
Era stata avanzata tempo addietro la proposta, a mezzo di petizione pubblica da parte dei residenti, di chiudere il parco la sera dotando i residenti di chiavi (abbiamo il permesso di parcheggiare nei vialetti e in più accediamo ai nostri garage dall'entrata del parco) e riaprirlo solo la mattina: non è mai stata presa in considerazione. Eppure basterebbe davvero poco per cominciare a preservare quest'area dai vandalismi, che evidentemente si comsumano spesso in ore notturne. Mi ricordo anche di aver trovato un laccio emostatico mentre giocavo qualche anno fa con mio figlio sul prato, e di essere rimasta scioccata per il fatto che il bambino lo aveva raccolto da terra senza che me ne accorgessi. Ecco, credo che in una città civile e pronta a presentarsi in abito da sera per i Mondiali di ciclismo di settembre, un biglietto da visita così sarebbe assolutamente da evitare. Il mio blog per carità è una povera voce, io non sono una giornalista, però è pur vero che ho amici sparsi in ogni angolo d'Italia e anche al di fuori. Non saranno favorevolmente colpiti, credo, nel leggere cose del genere sulla mia città, che si vanta nelle pompose manifestazioni culturali pubbliche di essere a misura di bambino.
Per dovere di cronaca informo che ho inviato il link al Sindaco, all'assessore anziano dott. Binelli, al Consiglio di Circoscrizione 5 e ad alcune testate locali. Sono in attesa di riscontri che spero arriveranno dopo la giornata di chiusura degli uffici pubblici dovuta al Santo Patrono.
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domenica 4 maggio 2008
Pappapronta su Radio Padania!

Ebbene sì, avete letto giusto: da stamattina Una mamma e sette laghi, con il blog dedicato alle ricette per bambini “La pappa è pronta”, approda su Radio Padania Libera!
E’ un progetto a cui si pensava da qualche tempo con Ilariamaria del Forum degli Orsetti Padani, la simpatica conduttrice del programma del sabato mattina interamente dedicato al mondo dell’infanzia. Stamane ho esordito con una “puntata zero” che è andata in onda con un sottofondo personalizzato, fra le urla di allegria dei miei figli e la mia emozione che, credo proprio, si percepiva fortissima!
Veramente non mi immaginavo che sarei andata in onda oggi; e anche ieri pomeriggio, quando mi era arrivata la notizia da Ilariamaria, onestamente non pensavo che i tempi fossero così serrati! Così, del tutto ignara, ho dormito sonni tranquilli, e stamattina appena alzata… shock: leggo che sarei stata in diretta alle 9: 15!!!
Panico? So solo che, preso un bel caffè per schiarirmi l’ugola, aver mandato giusto tre o quattro SMS per avvisare qualche amica e mia suocera e sistemato -o almeno così credevo…- i bambini, mi sono appuntata la ricetta dei biscottini che avevo preparato ieri pomeriggio e che si stavano giusto contendendo i pargoli per colazione… ma non c’era più tempo, ecco arrivare la telefonata fatidica! Che dirvi, era la mia prima diretta radiofonica in assoluto, nemmeno avevo fatto in tempo a realizzare di non essere ancora nel mondo dei sogni! Sapete quando sognate per un mese di fila l'esame più ponderoso a cui vi presentate senza aver aperto libro? Ecco, mi sentivo più o meno così...
Per fortuna mi sono ripresa in tempo e ho cominciato a dispiegare la mia… proverbiale favella, favorita dall’allegria contagiosa dei miei quattro monelli che urlavano in sottofondo e volevano sentir la mamma “andare in onda”! Ma cosa vorrà mai dire che la mamma “va in onda”, si chiedeva a gran voce Enrico sobillato anche dai fratellini? Forse che va in piscina? O abbiamo capito male e va in orbita? Questa mamma se ne inventa sempre una nuova…
E chissà cosa avranno pensato gli ascoltatori! Ma dopo una breve quanto stralunata presentazione, ritrovando per fortuna il filo del discorso ho subito sfoderato la ricetta dei biscotti-smiles che vi passo su Pappapronta e che prestissimo naturalmente potrete trovare anche nel Forum degli Orsetti Padani.
Che dire? E’ stato veramente emozionante e simpatica questa “trappola” tesami dall’oggi al domani e devo dire che se mi fossi dovuta preparare non avrei forse avuto il coraggio di osare! Invece eccomi qui ad iniziare questa avventura del sabato mattina, che andrà quindi in onda sulle frequenze di RPL che potete trovare cliccando qui (per scoprire quella a voi più favorevole) e anche ascoltare via web a questo link. Ringraziando Ilariamaria per l’ospitalità gentilissima e tutta Radio Padania, vi rimando allora al blog “La pappa è pronta” per la ricetta di cui sopra.
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martedì 8 aprile 2008
La Petronilla

Stamattina, al bar dell'Esselunga, ho incantato la mamma di una compagna di classe di Enrico, un po' stravagante come me (e da lì a scoprire che abbiamo in comune pure gli studi storici è stato un niente) con il racconto della petronilla. Chissà se le fischiano le orecchie... Viviana, ecco, questa pagina è per te. Adesso ti racconto meglio che cos'è la petronilla.
Antefatto: in febbraio ero stata ricoverata per qualche giorno in ospedale a Legnano e la mia vicina di letto tra un discorso e l'altro salta fuori con questa novità magnificando le ciambelle di sua madre; così, finalmente tornata a casa, mi sono messa alla ricerca di questo benedetto fornetto. In una mail alla mia amica di blog LauraDeVincentiis (che guarda caso in nei profondi primi anni Novanta bazzicava pure lei per una certa Statale di Milano...) ne facco accenno e lei subito mi illumina tramite le sue bellissime pagine: lei lo conosce bene questo diabolico fornetto, che chiama Versilia glielo ha regalato il marito che ne è un appassionato e non vuole altro che ciambelle nella petronilla. Sempre più incuriosita mi metto a cercare su internet ma l'unico catalogo che le venda è Euronova http://www.euronova-italia.it/site/it/article/articleview.asp?articleid=3900&categoryid=767&classificationid=0, che però ti impone un acquisto minimo di 25 euro, contro le sole 12 del fornetto. Così lascio perdere contando di trovarla da qualche parte, magari al mercato come sento da molte amiche. Pare infatti che me ignara, molte mie amiche di forum la conoscessero bene. Si tratta di un reperto storico, essendo una pentola che usavano le nonne quando non avevano in casa il forno o l'elettricità, e molte signore se la tramandano di madre in figlia. Si chiama Petronilla dal nome della famosa scrittrice di libri di cucina, che ne era probabilmente un'appassionata.
Insomma, dopo aver cercato in lungo e in largo, ieri un po' demotivata dai libri mi viene un'ispirazione di quelle che ti cambiano la giornata: telefono a maconi, il più noto fornitore di casalinghi di Varese, e la commessa dopo un rapido sopralluogo mi assicura di averla in casa. Spedisco immediatamente a recuperarla mio marito, che scucirà ben 18 euro per la mogliettina ma sicuro di farle il più gradito dei doni.
Allora, la mia nuova pentola- fornetto è la petronilla della Agnelli: www.pentoleagnelli.it e il nome commerciale è Fornetto per dolci.
E' uno stampo a ciambella da 26 cm in alluminio con due manici, un coperchio con fori come sfiatatoio e uno spargifiamma su cui posizionare la pentola. Chissà se ne esistono anche di misure differenti. So che per la mia famiglia numerosa (!), con nonni, zii, ma anche amici e vicini di casa sempre in arrivo, una al giorno da 26 basta a stento. Già adesso che ho mandato a casa mia mamma con la sua fetta e quella per mia sorella e il fidanzato, ne è rimasto giusto un quarto per quando arriva mio marito che non l'ha ancora nemmeno vista...
Certo che cucinare dolci sul gas è davvero un bel risparmio energetico, a parte tutto. Io non so voi, ma con la tariffa bioiraria sto cercando di usare l'elettricità prevalentemente dopo le sette di sera, e questa ciambella, con me che la sera dopo mangiato non ho tempo di mettermi a fare anche i dolci, è un bell'aiuto. Le nostre nonne ne sapevano davvero una più del diavolo!
Dopo aver clamorosamente bruciato il fondo della prima, non ho potuto resistere alla tentazione di farne una seconda, perchè se una cosa non mi riesce bene devo subito rimediare, sono fatta così. E' venuta incantevole: mai fatto una ciabella più alta, bella, soffice e buona! Eccovi allora la mia ricetta. Seguitela alla lettera, soprattutto per le fasi di cottura.
***Ciambellone di mascarpone***
Montare 3 tuorli con 270 g di zucchero e 30 ml di acqua.
Quando sono spumosi incorporare sempre montando 200 g di mascarpone.
Aggiungere poi 200 g di farina e 100 di fecola, 85 g di burro fuso intiepidito, una bustina di lievito e 100 ml di latte e riprendere a montare per cinque minuti.
Alla fine incorporare gli albumi montati a neve e versare l'impasto nella petronilla ben imburrata e infarinata (anche il coperchio).
Mettere lo spargifiamma sul fornello medio, rivolgendo la parte concava verso l'alto (eh sì, ieri sera poi ho capito, finalmente, dopo aver bruciata la prima... E' indispensabile, a mio avviso, Daniela, altrimenti ti si brucia il fondo della torta e non si diffonde bene il calore). Piazzare la pentola sopra lo spargifiamma, accendere il gas per 5 minuti a calore medio-alto (non troppo alto perché altrimenti il burro inizia a sfrigolare), quindi togliere la pentola dal fornella, recuperare con un paio di guantoni lo spargifiamma e metterlo sul fornello del caffé a fuoco medio-basso, per un'ora e dieci circa: la prossima volta ci provo facendo tutto sul fornello del caffé.
Controllare ogni tanto se la ciambella si sta alzando dai forellini sul coperchio: da lì sentirete anche il calore che si è formato nel fornetto.
Varianti:
i 100 g di fecola possono essere sostituiti con 100 g di cacao amaro;
il latte con altrettanto liquido a scelta (caffè, succo di frutta).
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Buon compleanno, Enrico!
Domenica il mio Enrico, il figlio maggiore, ha festeggiato i sette anni.
Abbiamo allestito una festicciola a scuola, nel nuovo salone polivalente (che è possibile affittare anche da parte di esterni: se desiderate saperne di più potete contattarmi in privato). C'erano i suoi compagni, i cuginetti ed i nonni ed era la prima votla che gestivo un buffet così "tosto". Così mi sono mossa per tempo ed ho congelato il congelabile, fra pizzette, salatini ai wurstel e torte salate.
Ho preparato anche dei panini al salame verdi, con una base di panbrioche agli spinaci che mio marito ha ribattezzato "padanbrioche" fra le risa generali. Molto soffici e buoni, mi autocompiaccio! Un paio di rotoli dolci, delle minitortine al limone glassate di rosa e azzurro e la torta decorata chiudevano le danze.
Per quanto riguarda la torta, Enrico mi aveva chiesto espressamente di fargli una decorazione del Sommo Luminescente e io, che neanche sapevo cosa fosse, ho secchiato in una settimana su diversi bigini delle tre serie dei Gormiti e alla fine - non trovando da nessuna aprte le cialde già pronte di 'sto sommo coso - ho prodotto:
Il bello è che lui ne era entusiasta!!!
E poi ho già dei nuoi committenti: la figlia della mia amica ha chiesto di saltare a piè pari il pasticcere per la trota della sua festa e farmi fare personalmente un disegno delle Winx!
A proposito di amiche, sono felice perché dopo tanto tempo ne vedevo così tante assieme. Sono le mamme dei compagni di classe di Enrico. In particolare ce ne sono due, le mie migliori amiche, Francesca ed Alice, che vorrei ringraziare per essermi state vicine quando stavo male; e vorrei anche scusarmi di non aver sempre risposto al telefono, io che lo odio, e averle fatte preoccupare.
Nota di colore: esco di casa, sono quasi alla Bosina e mi accorgo con terrore di non aver portato il coltello e la paletta per la torta, così chiamo la mia amica che abita dietro alla scuola e le chiedo se può portarmeli lei. Trafelata arriva con un pacchettino e quando alla festa lo apro ne escono due posatone in argento stupende della bisnonna. Subito si schermisce dicendo che non le ha lucidate e profonde in mille scuse e mia suocera, lì vicino, si illumina. "Eh sì, Alis, tu saresti la nuora ideale per mia sucoera..." Risata generale. Io invece faccio la polvere solo al martedì quando arriva la Grande Madre... Che orrore... (e speriamo che non mi legga!)
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mercoledì 2 aprile 2008
Ieri, San Giuseppe o pesce d'aprile?
Per chi non lo sapesse, ieri per il rito antico, ossia il calendario preconciliare (quello tanto per intenderci non rimaneggiato da Paolo VI) cadeva san Giuseppe. Infatti, dal momento che le date quest’anno sarebbero coincise eccezionalmente sia l’Annunciazione sia il patrono dei falegnami con la settimana santa, il calendario liturgico li ha spostati: così quello di Paolo VI oggi in uso ha fatto portare a casa i lavoretti per la festa del papà per il sabato immediatamente precendente le Palme, mentre invece quello tridentino li avrebbe fatti recapitare il primo di Aprile. Bene, siccome qui in casa siamo festaioli, il nostro papà è stato festeggiato per la terza volta in pochi giorni!
Non è un pesce d’aprile. Per quelli ne ho avuta già piena la giornata, ieri. Stamattina sono stata dal dentista, che inseguo fino a Besozzo perché questo è il mio dentista di quando ero bambina e da poco ahimé ha mantenuto il suo solo studio dall’altra parte del globo… . Tornando indietro passo per Gavirate e mi imbatto nel nuovo Carrefour al Centro Commerciale dei Fiori, aperto giusto giusto il 28 marzo: non posso non farci un saltino. Devo dire che la qualità in generale dei prodotti mi è parsa ottima, le offerte invece un po’ meno; ci sono dei prodotti di cui comunque ho approfittato volentieri, tipo il riso Vignola che nella grane distribuizione riesco a trovare giusto al Carrefour e al Bennet (ma del Nuovo Maratelli, trovato facilmente ad Acqui Terme, purtroppo neanche l’ombra). Poi ho agguantato un gorgonzola novarese ottimo, il Costa, che persino mia madre ha gradito parecchio (lei è davvero esigente in fatto di gorgonzola, da buona milanese) e infine il cotto Ferrarini in offerta, a 15 euro il chilo (e che offerta è direte voi? Non lo so nemmeno io, ma l’ho preso ed era freschissimo). Vabbè. La trita invece, sia quella di manzo sia quella di suino pur essendo molto bella non era per niente conveniente, molto meglio i prezzi dell’Esselunga, quindi ho tirato dritto. Finisco con un paio di litri di latte Varese a un euro e cinquanta l’uno, che non c’è niente da fare ma solo l’Iper li tiene sempre a un euro e trentacinque e non si capisce perché (anche se ul sciur Binelli ha provato a spiegarmelo qui): io sono come sapete un’affezionata al latte nostrano, ma ultimamente mi do da fare anche con quello dell’Esselunga sempre intero sempre alta qualità, lombardo doc, a un euro e quindici il litro… e con tanti figli non si possono evitare le offerte! Finisco, appunto, e corro in cassa: ma dopo che la bionda e riccioluta cassiera mi ha battuto tutta la spesa, mi accorgo che mi è sparito il portafoglio dalla borsa! Affannata comincio a frugare ma niente, non salta fuori. Chiedo di poter pagare con libretto degli assegni ma ci vuole un documento di identità; dopo una vana telefonata a mia madre che in casa coi bambini non riesce a trovare nulla, mi rassegno a lasciar giù la spesa e a tornare in macchina. Bene, quello, disgraziato, mi era scivolato giù dalla borsa chissà come, forse mentre sistemavo l’autoradio – infatti a terra c’era anche quella – e per fortuna che erano entrambi dentro l’auto, incastrati fra il sedile e la portiera del guidatore, e non erano scivolati fuori. Torno, pago non senza farmi guardare di sbieco e la prima cosa che faccio dopo essere uscita dal supermercato… è chiedermi se per caso il mio non sia stato un pesce d’aprile!
Sono sicura che vi starete chiedendo cosa si faccia di tipico a San Giuseppe dalle mie parti. Ma naturalmente i tortelli, gli stessi del carnevale bosino.
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lunedì 31 marzo 2008
Biscotti metà yogurt metà burro, per la prima colazione

E' tanto tempo che non scrivo nulla, ma adesso è venuto davvero il momento di rimettresi in carreggiata! Innanzitutto, volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno scritto per chiedermi come stavo o farmi semplicemente gli auguri di Buona Pasqua, che contraccambio anche se un po' in ritardo. E' stato un periodo un po' faticoso, ammetto di non essere stata molto bene di salute e anche di essere stata per qualche giorno ricoverata in ospedale per problemi legati alla tiroide; ora che va meglio e la nuova stagione è alle porte rieccomi qui!
Nei propositi di questa nuova fase c'è l'idea di accorpare tutti i miei tre blog, che separati non hanno molta ragione di essere. C'è da dire che il blog dei piccoli artisti è rimasto bloccato per diverso tempo a causa della rottura dello scanner.... Rimedieremo alla svelta! Comunque eccomi con una ricettina delicata per le colazioni primaverili con i bambini. di biscotti con l'ammoniaca ne leggo molti ma questi nascono dall'intenzione di dimezzare con lo yogurt le solite dosi del burro per i frollini; per chi non ha dimestichezza con l'ammoniaca per dolci, non si esageri con le dosi ma si rispettino alla lettera. Emana un odore puzzolente in cottura che, una volta tolti dal forno i biscotti, scompare del tutto.
Ieri pomeriggio ho fatto diverse infornate di questi biscotti, volendo
trovare una soluzione diversa dai soliti frollini ottimi ma burrosissimi.
Penso che basteranno per tutta la settimana!
***BISCOTTI PER LA COLAZIONE META' BURRO E YOGURT***
400 g di farina 00
200 g di fecola
300 g di zucchero
150 g di burro
150 g di yogurt
un uovo
10 g (mezza bustina) di ammoniaca per dolci
per decorare: un albume leggermente sbattuto, granella di zucchero, zucchero
di canna, codette
Mettere tutto nell'impastatrice e impastare: viene un impasto morbidino che
si deve riporre in frigo per un paio di ore avvolto a salamotto in una pellicola. Si può preparare il giorno prima.
Al momento di infornare, tagliare un pezzo di impasto, stenderlo allo spessore di circa 3-4 cm (non di più) sul piano leggermente infarinato con le formine - io uso una forma a rombo -, ricavare i biscotti e disporli sulle teglie foderate di carta forno. Spennellare di albume e decorare a piacere.
Cuocere a 190° per circa 15 minuti. Devono gonfiarsi e dorare leggermente.
Potrebbero rimanere ancora un po' morbidi sotto non appena vengono sfornati,
ma quando si raffreddano si induriscono.
Sono leggeri e friabili per la presenza dell'ammoniaca per dolci che in cottura manda un odoraccio ma che poi non si avverte proprio più. Attenzione a non eccedere nelle dosi.
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sabato 15 marzo 2008
Silenzio quaresimale
Cari amici,
ricevo diverse lettere che mi chiedono in tono preoccupato cosa mi stia succedendo.
State tranquilli, sono semplicemente in una fase... quaresimale, e in quanto tale sto prendendomi un breve periodo di riflessione dal quale spero di far sortire nuovi ed interessanti spunti di dialogo, subito dopo Pasqua.
Nello stesso tempo volevo segnalarvi che sono entrata nella rosa delle candidate al premio DonnaèWeb 2008, la cui prima "scrematura" si sta tenendo proprio nella giornata di oggi.
Non è la prima volta che partecipo a questo interessante evento: nel 2004 sono giunta nelle "eccellenze", assieme a Marina Lescenco per Buonissimo.org, in quanto curatrice di una rubrica quotidiana ("A bocca piena") e di altri redazionali per lo stesso sito.
Certo, oggi "corro" da sola, quindi solo per il fatto di essere riuscita a candidarmi, non vi nascondo di provare una grande soddisfazione. Tanti siti tutti al femminile concorrono in questa rassegna, e dimostrano, come se ce ne fosse ancora bisogno, che la scrittura al femminile - la mia categoria - e in generale il mondo di internet sono una realtà. Una distanza temporale enorme ci separa da "La cité des dames" di Christine de Pizan, ma spiritualmente impalpabile: così come è la nuova geografia disegnata dal web, e in particolare quella rosa.
A presto, dunque.
Laura
Continua...
Pubblicato da
Bosina
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