(in foto, il trenino della Lindt in piazza Monte Grappa)
Finalmente è arrivato
Eurochocolate! Noi varesini lo aspettavamo da giorni, precisamente da domenica, ma a causa dello sciopero dei tir la manifestazione è slittata di quattro giorni (se volete approfondire la notizia, leggete la pagina di Varesenews disponibile
a questo link). Per la verità non è l'unico disagio che ci è stato causato da questa inusuale protesta che come era prevedibile si è ritorta contro i consumatori senza che dall'alto si sia fatto proprio nulla per evitarlo: ma guai a chi osa dire che è stato tutto un pretesto per alzare il prezzo della carne di suino al supermercato, sei euro al chilo, perché ti prendono per un povero cristo. E allora corriamo un po' a spendere quello che ci resta nel cioccolato, che come forse non tutti sanno, ebbe la sua consacrazione dai gesuiti come bevanda adatta... ai tempi di magro.
Il centro città è disseminato di stand. Il cuore della manifestazione si trova naturalmente in piazza Monte Grappa, con il punto informazioni, la fontana centrale e la pista di ghiaccio firmata Lindt e numerose bancarelle: prima su tutte, in posizione dominante, spicca il nostro vanto locale, la Lindt, piena zeppa di cioccolatini di ogni foggia natalizia e di ogni sapore. Per la modica cifra di 3 euro, accipicchia, si può acquistare qui e là Ciok&Va, la cioccolata da passeggio diventata il leit motiv della manifestazione. Io onestamente sono passata oltre...
Sono passata oltre, dicevo, alla ricerca di qualche espositore squisitamente locale. Di autoctono ahimé c'è ben poco: per trovare il gazebo di Buosi ci si deve spingere sino in piazza Beccaria, ovvero davanti alla rinomata pasticceria varesina, che sa di bosino a partire dal nome, e scusate se è poco. Quale migliore credenziale per la manifestazione, oltretutto se la associamo al Latte Varese? Assieme al caffé di una nota torrefazione milanese, il latte nostrano si trasforma nella magica e corroborante tazzina del Buosino, la famosa bevanda al caffè e cacao servita conl cucchiaino di cioccolato. Un euro e 80 cent ma ne vale davvero la pena: ed è la seconda volta che ne ho bisogno questa settimana... La prima, martedì, quando ho fuso il motore della monovolume! A proposito, colgo l'occasione per ringraziare publicamente la mia amica Alice che mi è venuta a recuperare il pargolo da portare a scuola proprio davanti all'Ippodromo, alle nove del mattino, con cinque gradi sotto zero. Chi trova un amico trova davvero un tesoro.



Dovete sapere che
Buosi per la golosa occasione di
Eurochocolate ha ideato la
girometta al cioccolato, che fa 5 euro al pezzo, ma è una chicca e tra l'altro a tiratura limitata. Ma cos'è la girometta? La sua storia è legata ad almeno un paio di tradizioni. Secondo una di queste, in origine era una specie di figurina stilizzata, assemblata con mollica di pane, che i varesini brandivano per prendere in giro le guardie austriache che furoreggiavano per la città. Poi dalla fantasia di Giuseppe Talamoni , il nostro massimo poeta in vernacolo ed illustratore, negli anni Cinquanta del secolo scorso nacque la maschera bosina, il Pin Girometta: ma questa è un pezzo più recente della tradizione. Il Pin Girometta è anche l'immagine simbolo della
Scuola Bosina, che a Luigi Talamoni appunto è dedicata.

Sul retro della tavoletta di cioccolato in effatti si narra la storia di questo stravagante Pin Girometta. Pare sia un personaggio realmente esistito, "che si aggirava nella campagna varesina del '700 vendendo spille, bottoni e Giromette".
Secondo la tradizione riportata da
Buosi e che
potete leggere anche qui la Girometta avrebbe un'origine devozionale: ornata di piume, frammenti di specchi e nastri colorati avrebbe una fisionomia antropomorfa variegata (avolte rappresentando bambini, altre volte guerrieri, o ancora santi) ed era venduta sulla strada delle cappelle del Sacro Monte. Avrebbe avuto una valenza a metà fra il sacro e il profano, e veniva conservata nelle case sopra il camino per propiziare un annata di raccolti fecondi.
Tornando a ritroso verso il cuore di
Eurochocolate, percorrendo il Corso Matteotti, proprio in Piazza del Podestà un altro padiglione al cioccolato, con gli stand di Perugina, Zaini, Caffarel è tutto da gustare. Per la curiosità di grandi e piccini, accanto all'esposizione della Birra Poretti - affiancata ad Eurochocolate lungo tutto il Corso - spiccano il pulmino d'epoca di Caffarel tirato a lucido e un Babbo Natale ammiccante.

Ma veniamo al gadget più simpatico, ossia... la cazzuola di cioccolato. Nato come simbolo di Eurochocolate, certo, non poteva trovare identificazione migliore che la tappa varesina. Infatti qui tutti gli hanno subito affibbiato il rimando alla ben nota cazzoela che... qualcuno, dalle alte sfere del panorama culinario italico, preferisce chiamare "bottaggio", secondo un orrido francesismo ricalcato da "potage". "Che cazzuola vuoi?" è il simpatico tormentone che rimbalza da uno stand all'altro, stampigliato sui pupazzi-magutt, ovviamente storpiato in lingua locale!
Ovviamente si è giocato sull'etimologia di cazzoeula, cassoeula secondo l'ortografia meneghina: è arcinoto che la pietanza prenda il nome dal recipiente, come la paella ispanica e la tiella barese, solo per citare due altri illustri esempi. Scusate, ma voi non vi mettereste a ridere se vi raccontassero quant'è buona la padella alla valenciana? O la teglia con le cozze? Insomma, non per niente si dice "parla come te magnet..."
Ad ogni modo, il calembour è davvero esilarante. 3,50 euro al pezzo. E io, neanche a dirlo, l'ho presa al peperoncino!
Procedendo per il Corso, le maggiori pasticcerie varesine espongono le loro prelibatezze studiate per l'evento. Pirola ad esempio con un colpo da maestro ha creato i
. Oggi provo a farli anche io!
1 commenti:
interessante la storia ciao
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