Si sa, una volta i panettoni saranno stati ben bassi e pesantini, mica come quelli di oggi che volano via con un soffio :-).
Bene, anche il mio finalmente è venuto. Ci ha messo un tantino per lievitare, due giorni e mezzo, ma è venuto. Non troppo alveolato ma soffice. Il procedimento è semplicissimo e mi vergogno persino a scriverlo ma visto che ci siamo... Allora, il 24 sera avevo impastato sette etti di pane con il lievito madre e giusto una punta di lievito di birra per dare un rinforzino (non si sa mai...), ma siccome me l'ero dimenticato in forno era slievitato. Allora l'ho diviso in due parti: con la prima ho reimpastato il pane di Natale aggiungendoci 300 g di farina e acqua quanto bastava, e con la seconda metà invece ho fatto il panettone, incorporando due uova, 250 g di zucchero e 100 g di burro, impastando nel Kenwood per una quindicina di minuti alla terza velocità e ottenendo un impasto piuttosto appiccicoso. L'impasto era salato ma nel risultato finale non si sente affatto. Noterete che come impasto è piuttosto povero, ma ognuno nel panettone casalingo dovrebbe mettere in casa quello che ha sul momento... Ecco, io avevo giusto due uova e un etto di burro, perché tutto il resto mi era servito per i cestini. Vi assicuro che sono stati più che sufficienti.
La mattina dopo, tenuto al calduccio in forno tiepido tutta la notte, era leggermente lievitato e stendibile, così l'ho farcito con uva passa e cioccolato e l'ho arrotolato due, tre volte su se stesso, stendendolo sul piano infarinato.
Mi dico fra me e me: è inutile persino specificare i passaggi, tanto credo che nesusno oserà mai prendere spunto dalla mia ricetta :-). Comunque, imburrato uno stampo di alluminio da panettone o meglio da enorme budino, ci ho infilato l'impasto e pazientemente ho aspettato fino a ieri sera per infornarlo, cioé fino a quando ha quasi toccato l'orlo dello stampo.
Il risultato è quello che vedete sopra. Adesso ve lo apro:
Buonoooooo!
Da un'indagine che ho fatto presso varesini e varesotti, qui il dolce di Natale è sempre stato il panettone; e se non c'era, si apriva una forma di pan gialdin, il pane giallo fatto con la farina di formenton e si mangiava con un po' di ciculàt, o di surrogato se non c'era nemmeno quello.
Questa cosa mi è stata raccontata dal signor Vercellini, che di mestiere faceva il panettiere con suo padre, prima di aprire la drogheria. Quindi come fonte direi che non solo è attendibile, ma rappresenta una delle poche autentiche memorie storiche che conserviamo noi bosini.








2 commenti:
Ciao! eccomi sul tuo blog... direi molto carino! E che bella famiglia numerosa! :-D Sai che il panettone ho provato a farlo anch'io? devo però ancora preparare il post e pubblicarlo... ma presto lo faccio! Solo che anche a me non è venuto con le bolle grandi, ma piuttosto assomiglia di più ad un dolce normale...ma poi proverò di nuovo! :-)
A presto
Marta
Grazie Scriccia! Anche il mio era bassino, ma sai cosa penso? Che una volta il panettone casalingo dovrà essere stato per forza così! Mi dai modo di aprire un commento un poco più ampio in un nuovo post. Un bacione.
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